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NEWS_10_10 - SICUREZZA LAVORO - VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO

Secondo i dati dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro il 28% dei lavoratori dell’Unione Europea soffre per eccesso di stress legato al lavoro; questo problema si colloca, quindi, al secondo posto dopo il mal di schiena, tra i problemi più diffusi di salute legata al lavoro, con importanti conseguenze sul piano sociale ed economico. In letteratura è ormai noto e condiviso l’assunto secondo il quale la gestione del rischio di stress occupazionale costituisce una leva organizzativa di benessere e di efficacia.

In altre parole, considerare il rischio psicosociale in tutte le sue espressioni può determinare sia un aumento dei livelli di benessere organizzativo1 sia una migliore performance con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende (Avallone e Paplomatas, 2005; PRIMA-EF, 2008).

 

Come sappiamo l’art. 28 del Decreto Legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008 prevede che il datore di lavoro valuti tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli collegati allo stress lavoro correlato, secondo i contenuti dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro –correlato, concluso l’8 Ottobre 2004 e recepito a livello nazionale con l’accordo interconfederale siglato il 9 giugno 2008.

La nuova norma italiana, in accoglimento dei presupposti da tempo affermati e avvalorati da una ricca mole di ricerche condotte a livello internazionale, concorre così a diffondere e legittimare un approccio virtuoso alle organizzazioni volto a favorire “buone prassi”, vale a dire, politiche e pratiche finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza nei contesti organizzativi attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

 

Definizione e modelli

L’accordo europeo citato fornisce la seguente definizione: lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”.

In ambito scientifico prevale l’interesse nei confronti di una concezione dinamica dello stress che integra i modelli tuttora più noti e accreditati - Karasek e Theorell, 1990; Lazarus e Folkman, 1984 - (Converso e Falcetta, 2007). Essa traccia un processo che si sviluppa attraverso l’interazione continua di quattro variabili rappresentate nella cosiddetta “bilancia dello stress”, ovvero: richieste esterne (la pressione percepita dall’esterno), richieste interne (le aspettative individuali), risorse interne (le capacità che si ritiene di disporre), risorse esterne (il sostegno percepito). È proprio dalla relazione tra queste variabili psicosociali che origina l’esperienza soggettiva di stress lavorativo (Lazzari, 2007).

 

Lo stress non è di per sé una malattia né i fattori psicosociali che concorrono a determinarlo sono intrinsecamente pericolosi; tuttavia, un’esposizione prolungata può compromettere la salute fisica, psichica e sociale delle persone, oltre a ridurre la qualità e l’efficienza sul lavoro.

 

Fattori determinanti

In generale, i rischi psicosociali lavorocorrelati riguardano alcuni aspetti della progettazione e della gestione del lavoro e i suoi contesti sociali e organizzativi che hanno in sé un potenziale tale da causare danni psicosociali o fisici (Cox e Griffith, 1995).

In linea con questa definizione l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EASHW, 2003) sostiene che l’esposizione allo stress da lavoro, così come agli altri principali rischi psicosociali a esso correlati (es. burnout, mobbing, violenza), è sostenuta principalmente dalle seguenti caratteristiche organizzative cui corrispondono specifiche condizioni di rischio indicate in parentesi (Hacker, 1991):

 

a. Contesto di lavoro

- Cultura e funzione organizzativa (es. mancanza di definizione degli obiettivi organizzativi) 

- Ruolo nell’organizzazione (es. ambiguità e conflitto di ruolo)

- Sviluppo di carriera (es. promozione insufficiente o eccessiva, insicurezza dell’impiego)

- Autonomia decisionale/controllo (es. partecipazione ridotta ai processi decisionali)

- Rapporti interpersonali sul lavoro (es. conflitto interpersonale, assenza di supporto sociale)

- Interfaccia casa/lavoro (es. richieste contrastanti tra casa e lavoro)

 

b. Contenuto del lavoro

- Ambiente e attrezzature di lavoro (problemi inerenti le strutture e le attrezzature di lavoro)

- Progettazione dei compiti (es. monotonia, lavoro frammentato o inutile, incertezza elevata)

- Carico e ritmi di lavoro (es. carico di lavoro eccessivo o ridotto, elevata pressione temporale) - Orario di lavoro (es. lavoro a turni, orari di lavoro senza flessibilità o prolungati)

 

Più recentemente, gli studi di settore hanno evidenziato che i rischi psicosociali emergenti (cosiddetti in quanto nuovi e in aumento) per la sicurezza e la salute negli ambienti di lavoro spesso derivano dalle trasformazioni tecniche e/o organizzative (EASHW, 2007).

 

Conseguenze

Lo stress legato all’attività lavorativa, quando eccessivo, può alterare il modo in cui una persona si sente e si comporta all’interno dei processi organizzativi. Una proposta di classificazione dei possibili e principali esiti distingue i seguenti livelli ed esempi:

a. livello aziendale:

aumento dell’assenteismo, frequente avvicendamento del personale, problemi disciplinari, comunicazioni aggressive, infortuni, errori, aumento dei costi di indennizzo e delle spese mediche, perdita del prestigio e dell’immagine aziendale, riduzione della produttività;

b. livello individuale:

• risposte emotive: ansia, tristezza, irritabilità, suscettibilità, turbe del sonno, preoccupazione per il proprio stato di salute, alienazione, spossatezza, problemi relazionali;

• risposte cognitive: difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, scarsa propensione all’apprendimento di cose nuove, ridotta capacità decisionale e di problem- solving;

• risposte comportamentali: tabagismo, alcolismo, dipendenza da farmaci, consumo di droghe e stupefacenti, insoddisfazione, alterata percezione del pericolo, comportamento distruttivo.

• risposte fisiche: contratture muscolari, indebolimento del sistema immunitario, disturbi gastro-intestinali, disturbi cardiaci, ipertensione.

 

Anche il burnout, il mobbing e la violenza nei luoghi di lavoro sono da considerare altre possibili espressioni del rischio psicosociale; esse presentano caratteristiche specifiche, seppure il processo di stress costituisca per tutte una matrice comune.

 

 

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